Là sotto funziona tutto

Qual è l’esigenza di specificare che “Là sotto funziona tutto”?

Quello che segue potrebbe essere, per stare in tema, un mio gran pippone. Anche se dopo qualche confronto con amici disabili, non credo sia così. Quindi, tornando a noi. Perché quella riportata non è un’informazione come un’altra? Partiamo da una prima profonda analisi socio-culturale.

🍆 Qual è la quintessenza di un uomo? Il suo ca**o.
Cos’è un uomo senza la sua virilità? Ben poco. E infatti quali sono fra i peggiori insulti per un uomo in quanto tale? Essere considerato effemminato, che vuol dire essere percepito come innocuo. Avere il ca**o piccolo, che vuol dire essere incapace di avere una prestazione sessuale. E essere impotente. Vedi sopra. Prendete un uomo medio. Toglietegli la sua possibilità di esprimere la propria mascolinità. Cosa rimane? Fragilità. Smarrimento. Una identità compromessa.

👼 In più. Le persone con disabilità, nella nostra società performativa, sono viste come inutili e inidonee. Anche dal punto di vista sessuale, sono considerate innocui bambini asessuati senza pulsioni, esigenze, nè dignità ad avere una vita sessuale e romantica appagante. Quindi.

Là sotto funziona tutto, scusate eh!” vuol dire “Tranquilli, sono ancora dei vostri. Sono ancora degno di esser considerato un uomo!”. “Sono disabile ma non così disabile.

Con quelle parole Manuel Bortuzzo vuole fare una cosa tanto tenera quanto immatura: discostarsi da uno stereotipo negativo, da un taboo. Mettersi al riparo. Vuole rassicurare, e forse ancora di più, rassicurarsi. Di essere ancora degno di far parte di un certo gruppo sociale: quello degli accettabili. Maschi e normoabili.

Sono disabile però là sotto funziona tutto.
“Usa una carrozzina però quando passo neanche mi vedi.”
Guardatemi, sono ancora abbastanza performativo, sono ancora degno di essere dei vostri. Sono disabile-ma-non-troppo.

Manuel sta facendo una cosa semplicissima: lavorando per la propria inclusione nel gruppo, a discapito di uno stereotipo che continua a rimanere negativo. Peccato che Bortuzzo aveva detto di voler essere un punto di riferimento e di voler lasciare un segno parlando della disabilità. Diciamo che per ora ha fatto la figura di chi vuole giocare ad un’accettazione al ribasso. Meh. D’altronde, senza volerlo giudicare troppo negativamente, non tutti hanno lo stesso livello di maturità e accettazione per poter affrontare tematiche tanto delicate come queste. Anche se effettivamente era la sua missione dichiarata.

Quello che vorrei dire a tutte quelle persone che non possono vivere la loro sessualità ed erotismo come vorrebbero è: va bene così. Siete comunque persone valide, potete trovare il modo di esprimere voi stessi. I modi ci sono. E se non ci riuscite, o non vi va, va bene ugualmente. In ogni caso, tutto passa prima di tutto per un’accettazione di sè stessi. Lavorateci su, senza ansia, senza badare alle aspettative altrui. È una cosa che riguarda solo voi.

Trattatevi con rispetto.

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