Io prendo l’accompagnamento ti fa ridere?

“Ci sono tutte le basi per chiedere l’accompagnamento ”
È quanto detto da Stefano De Martino dopo un siparietto fra Rudy Zerbi e Alessandra Celentano durante il serale di Amici di Maria De Filippi in onda su reti Mediaset.

Risate su risate. Nessun ammonimento o commento a riguardo, né sul momento, né più tardi. Una frase passata completamente in sordina durante un programma andato in onda in prima serata, visto da milioni di spettatori.

Registrato peraltro, quindi con tutte le possibilità di intervenire e eliminarla. Niente. La frase non è stata evidentemente reputata problematica nemmeno in seconda battuta. Si può dire.

IO HO L’ACCOMPAGNAMENTO. E quindi? Fa ridere? Dovrei vergognarmene? È forse motivo di discredito?

Evidentemente si. Se ancora oggi, ogni giorno, persone disabili di ogni tipo vengono svalutate, screditate, derise e trattate con vergogna e imbarazzo, è proprio a causa di questo retaggio culturale secondo cui tutto quello che ha a che fare con la disabilità è disonorevole, fonte di derisione o svalutazione.

In quella che è “solo una battuta”, l’accompagnamento, e quindi la disabilità, è usato per intaccare la reputazione della persona, è usato per deriderla.

Frasi a sfondo razzista, omotransfobico, misogine stiamo imparando a riconoscerle. A volte ad ammonirle. Magari a evitarle. Quelle a sfondo abilista invece, passano inosservate.

Screditare, svalutare e discriminare le persone a causa della disabilità è ancora legittimo, passa in sordina. Sicuramente non è visto con la stessa gravità con cui si guarda il razzismo e l’omofobia. Perché? Qualcuno chiederà scusa? Dirà qualcosa? O finirà tutto nel silenzio come al solito? Nel frattempo, grasse risate.

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