Di guerra, disabilità e accesso alla sicurezza

Parliamo di accesso alla sicurezza.
In qualsiasi situazione di crisi o conflitto le persone con disabilità corrono un rischio sproporzionato di abbandono, violenza, morte e mancanza di accesso alla sicurezza, ai soccorsi e al supporto per essere messe in salvo.

Le donne con disabilità sono maggiormente a rischio di violenza sessuale e i bambini con disabilità più esposti ad abusi e abbandono.

Le informazioni su sicurezza e l’evacuazione sono spesso inaccessibili e gli stessi centri di evacuazione sono raramente accessibili, per cui le persone con disabilità vengono spesso lasciate indietro.

Proviamo a immaginare cosa significhi essere esposti a una guerra e all’evidenza di non essere previsti nelle procedure di sicurezza. A vivere in una società che non si preoccupa di metterti in salvo.

Vuol dire sentirsi impotenti, terrorizzati, obbligati a restare in attesa dell’inevitabile. Totalmente in balía degli eventi. Ogni esplosione, ogni notizia, ti rimbomba in testa come una frase, chiara: non vali niente.

Sei solo. Nessuno pensa a te. Della tua vita non importa a nessuno.
Sei sacrificabile.

In Ucraina si parla di circa 2 milioni e 700.000 persone con disabilità, per le quali, ad esempio, i rifugi di Kiev sono quasi tutti inaccessibili, costringendone molte a rimanere senza riparo.

Le persone poi che vivono in strutture istituzionali, già tagliate fuori dalle loro comunità, rischiano di essere del tutto abbandonate e dimenticate.

Ci sono almeno 82.000 bambini segregati dalla società, con un grandissimo numero di adulti con disabilità permanentemente istituzionalizzati.

Giusto per contestualizzare col presente più prossimo, ma questa condizione è uguale per ogni persona disabile nel mondo, per ogni conflitto.

Dappertutto.

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