Inclusione

Al primo incontro di In Altre Parole, ciclo di incontri di confronto collettivo organizzato in collaborazione con la biblioteca comunale di San Giovanni in Croce, abbiamo parlato di INCLUSIONE.

Non sapevo cosa aspettarmi e sono un sacco contento di come sia andata. Ci siamo trovati fra persone tutte diverse fra loro, ma con una bellissima cosa in comune: il desiderio di dialogare.

Abbiamo abbassato le barriere, ci siamo ascoltati, ci siamo parlati con onestà e predisposizione alla comprensione reciproca, senza chiuderci. È stato uno spazio privilegiato molto maturo e sono grato a chiunque abbia partecipato per averlo reso possibile.

Le nostre riflessioni sono partire dal capitolo che tratta di Inclusione del libro di Fabrizio Acanfora In Altre Parole – Dizionario minimo di diversità, che abbiamo presentato lo scorso 21 marzo in teatro.

Siamo partiti dal riconoscere la differenza fra integrazione e inclusione, per poi chiarire la predilezione all’uso del termine convivenza, che ha un respiro più ampio e suggerisce l’idea di parità, mutuo rispetto e responsabilità.

Abbiamo subito capito come l’inclusione non sia un processo paritario, ma un rapporto di potere in cui un gruppo maggioritario concede qualcosa ad un gruppo minoritario.

Questa consapevolezza è arrivata riflettendo sul punto di partenza privilegiato o di subalternità che ognuno ha, in relazione agli altri. Prendere consapevolezza del proprio privilegio pone le basi per quella che è la responsabilità di poter cambiare le cose all’interno della comunità.

È stato chiaro e palpabile come ci sia una differente percezione del fenomeno a seconda che si appartenga a un gruppo piuttosto che a un altro, com’è prevedibile che sia. Abbiamo discusso a lungo sul concetto di accettabilità, condividerndo esempi, punti di vista e esperienze personali.

È stato un bello spazio di ascolto e crescita, che mi piacerebbe riassumere con questa frase: convivenza delle differenze vuol dire responsabilità collettiva.

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