Lavorare è un lusso per chi non ha una disabilità?

Immagina una realtà distopica, in cui devi pagare per fare qualsiasi cosa. Pagare per muoverti, per usare le gambe. Ancora prima di “fare qualcosa”, devi pagare. Devi valutare bene ogni cosa, ogni scelta, perché ha un costo. Assurdo no? Non per tanti. Se hai un’invalidità, è perfettamente normale. Devi pagare per uscire di casa, per avere una vita normalissima. Non dico per andare a lavoro, quello evidentemente per alcuni è un lusso. Parlo di aprire la porta di casa per uscire. Ecco, ha un costo. Pensa ai farmaci, agli strumenti che ti servono per muoverti, ai dispositivi, alla tua cura personale, alle cure mediche, all’assistenza, se ne hai bisogno. Tutto ha un costo, e costa pure tanto.

L’assegno mensile di invalidità civile fra il 74 e il 99% è un importo di 287€ già esiguo e beffardo, che non consente affatto di vivere dignitosamente. E spetta solo a chi non lavora. Già solo riconoscere un importo così misero vuol dire escludere consapevolmente questa categoria di persone dalla vita civile, dalla società. Non farle uscire di casa. Condannati all’isolamento, alla solitudine.

Vuol dire costringerli a dipendere da chi è disposto a aiutarli o a prendersi cura di loro, nei casi più fortunati. Lavoro di cura non retribuito che quasi sempre ricade sulle spalle delle donne. Una categoria già provata per l’inaccessibilità a una vita equa, civile. La cui salute mentale è già fortemente compromessa. Non tanto per l’invalidità, ma per tutte queste difficoltà insormontabili che gli si presentano ogni giorno.

È in questo contesto che l’INPS ha stabilito di togliere la pensione d’invalidità civile a chi “fa un lavoretto” (ovvero fa prestazioni per un massimo di 4931,29€ all’anno), a partire dal 14 Ottobre. Un attentato all’indipendenza, all’emancipazione economica, contro l’autonomia di queste persone. È un ulteriore smacco alla loro salute mentale, un gesto che ribadisce il loro valore per una società che non può certo dichiarsi “inclusiva”. Nel frattempo il governo proroga la copertura per il reddito di cittadinanza, che molti percepiscono rifiutando un lavoro.

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