L’autismo non è una malattia e non deve essere curato

Ha fatto discutere negli ultimi giorni un post di instagram di @movimentocinquestelle che parla di una loro iniziativa a favore “delle famiglie con soggetti con disturbi dello spettro autistico”. Facciamo un po’ di chiarezza.

No, i disturbi dello spettro autistico non sono un’emergenza sanitaria.
L’autismo non è una malattia e non va curato, nè corretto, nè combattuto.

Non è un discorso ideologico. L’autismo è una neurodivergenza, un modo in cui la mente funziona, diversamente dal modo in cui si pensa debba funzionare, secondo i criteri neuro-tipici di normalità e performativitàSul funzionamento autistico poi, possono innestarsi dei disturbi dell’apprendimento, disabilità cognitive o comportamentali, proprio come possono innestarsi su un una mente neuro-tipica.

Si sta quindi parlando di disabilità cognitive o dell’apprendimento confondendole con le neurodivergenze. Ma il problema non cambia. Perché non si può parlare di emergenza sanitariaÈ una questione da affrontare e gestire a livello sistemico e a vari livelli: culturale, politico, e con gli adeguati servizi.

Il vero problema è che la disabilità è ancora trattata come un problema dei disabili e delle loro famiglie.

Questo vuol dire delegare tutte le responsabilità e il lavoro di cura alle famiglie, un onere al 90% svolto da donne, non retribuito. Dicesi sfruttamento di genere. E Vuol dire condizionare la dipendenza di chi ha una disabilità alle facoltà e disposizioni di chi può assisterli

Un problema che porta alla narrazione di famiglie vedono la disabilità come un dramma a causa dell’incuria e dell’assenza di sostegno adeguato a cui sono costrette le persone con gravi compromissioni, prima da bambini e poi, soprattutto, da adulti. Ma il dramma è lo stato di abbandono. Il problema non è la compromissione, ma la cultura e la volontà politica che porta alla mancanza di aiuti.

Parlare di emergenza e ridurre il problema a un’esigenza momentanea quando invece la risposta deve essere sistemica, culturale. Non basta l’interventi in urgenza, serve ripensare con urgenza alla cura e al sistema welfare in maniera globale. Perché quando i fondi destinati all’emergenza finiranno, saremo. E a capo.

non si tratta di dettagli, di piccolezze. Non sono solo parole, perché a volte uso improprio delle parole evidenza un orientamento superficiale attiva se non addirittura un approccio concettuale errato e con esiti fallimentari. Non è più accettabile che in politica si parli ancora in questo modo di disabilità e neurodivergenze.

La volontà politica di cambiare approccio alla disabilità parte da una corretta informazione e dall’uso adeguato del linguaggio, se le intenzioni non sono mera propaganda o cercare risacche di consenso. Gli strumenti per parlare consapevolmente ci sono, sono le scuse ad essere finite.

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